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lunedì, dicembre 20, 2004

Zibaldone n.15 

Gli argomenti che più hanno destato il mio interesse, in questi ultimi giorni, sono stati tre; cominciamo subito a vederli insieme uno dopo l’altro.
Il PRIMO si riferisce alla ignobile manfrina che viene posta in atto dagli esercenti, colpiti, a loro dire, dall’imminente entrata in vigore del decreto che vieta il fumo nei locali pubblici.
Mi richiama quella dei gestori dei cinematografi quando fu bloccato il fumo in quei locali: si aveva l’impressione che dovessero chiudere tutti e le lamentazioni si sprecavano; nessuno teneva conto che la permanenza in un cinema è nell’ordine di due ore (al massimo) e mi rifiutai a quell’epoca di pensare che i fumatori (io ne facevo parte) non potessero stare senza per così poco tempo.
Adesso il concetto non è dissimile: la permanenza in un ristorante è – al massimo – di un ora e mezzo; in un bar si raggiunge al massimo la mezz’ora; in un Pub si può stare (va di moda tra i giovani) un tre ore, ma si può uscire per fumare se proprio non si resiste; nelle discoteche la permanenza è maggiore (circa quattro ore di media), ma anche lì si può uscire e rientrare.
I problemi che pone il divieto di fumo mi sembrano tutti assolutamente risolvibili, anzi credo che in alcuni casi – ristoranti di classe con pietanze sopraffine – il tanfo di fumo faccia perdere fragranza ai piatti serviti.
Non c’è quindi da preoccuparsi per le abitudini degli italiani: diverranno come quelle degli europei, in quanto quasi tutti i paesi del nostro continente hanno già in vigore la normativa che da noi deve ancora entrare.
Il SECONDO è un dramma accaduto nel Mediterraneo ad un nostro traghetto che ha rischiato grosso: prima un black-out ha fatto spengere i motori proprio nel momento in cui il mare era a forza sette; nel frattempo un incendio sviluppatosi nella stiva ha creato una falla e, l’acqua usata per spengere le fiamme ha fatto inclinare di quasi 20 gradi la nave.
Comunque nessun ferito, tanto meno morti; unici a rimetterci due cavalli da corsa che da Palermo si recavano a Napoli e che sono morti asfissiati per il fumo ed altri 11 che erano su un camion completamente bruciato. Danni ingenti agli automezzi trasportati e tanta, tanta paura dei passeggeri.
Questo l’evento; questo il titolo di un giornale (anche serio): “Sembrava il Titanic”, ed anche “Odissea per 500 persone”. Insomma un po’ di misura non guasterebbe, fermo restando la grande e giustificata paura dei passeggeri.
Il TERZO si riferisce ad una notizia che ho appreso con grande, profondo dispiacere: la morte di Renata Tebaldi, la grande soprano che si è spenta a 82 anni.
A prescindere dalla grande voce, dalla tecnica sopraffina che traspariva dalle sue interpretazioni, la Tebaldi – conosciuta dal grande pubblico come “nemica della Callas” – è stata una delle cantanti più signorili che il melodramma italiano ha avuto.
Anche quando i media si impossessarono del “duello” Tebaldi/Callas, facendolo uscire dal ristretti circolo degli addetti ai lavori e consegnandolo al grande pubblico, la grande soprano non ebbe mai una parola meno che garbata nei confronti della presunta “rivale”; per la verità non possiamo dire altrettanto della Callas.
Non so se la morte della Tebaldi può essere oggetto di un post, ma per me l’evento è fonte di grande mestizia: ho anche un ricordo che risale a circa 10 anni fa quando la cantante apparve a un convegno dove venivano presentate alcune sue interpretazioni e fece dono a tutti di un breve intervento.
Grazie Renata di quello che ci hai donato con la tua immensa arte.


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