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martedì, dicembre 07, 2004

TV - trash 

Potrebbe sembrare un doppione di quanto scritto sul mio post del 5 corrente, ma cercherò invece di vedere la situazione da un punto di vista diverso.
Anzitutto il titolo (TV-trash), dove al sostantivo TV viene legato il termine “trash” che, come riportato da alcuni dizionari d’inglese da me consultati, sta a significare “robaccia, ciarpame”.
Ed è bene notare che di questo sostantivo aggettivato (appunto “trash) se ne fa molto uso; addirittura negli articoli cosiddetti di cultura televisiva, viene usato come una categoria di programma, alla stessa stregua di “programmi giornalistici”, oppure “programmi di varietà” o ancora “programmi di rivista”.
Di questo “trash” voglio fare due soli esempi, uno dei quali si è svolto proprio ieri sera: le sorelle Lecciso sono apparse a “Striscia la Notizia” (Canale 5) nelle vesti di veline e successivamente su Rai 1 a “Porta a Porta”.
Non ha importanza cosa hanno dette queste due trasmissioni che – ahimé, confesso – non ho avuto lo stomaco di seguire, quanto piuttosto il fatto in se stesso; e se possiamo arrivare a comprendere Canale 5 e segnatamente Antonio Ricci che con la sua trasmissione sta prendendo delle belle bastonate da Bonolis e cerca tutto e più di tutto per risalire, non arrivo a capacitarmi del perché una trasmissione come “Porta a Porta”, nata per affrontare problemi di una certa serietà, arrivi a concentrare un “trash” simile. Forse che nel nostro paese non ci sono più problemi da dibattere, oppure il “trash” rappresentato dalle due sorelle è diventato sinonimo di serietà?
Resta da aggiungere che entrambi gli autori (Ricci e Vespa) si sono comportati in questo modo perché alla ricerca spasmodica degli ascolti e, per adorare questa forma di religione, non si bada a buon gusto, ma si cerca di colpire lo spettatore negli istinti più bassi e più reconditi.
Un altro esempio di “trash” smodato, è lo spot di Dolce e Gabbana che rappresenta una giovane coppia, la quale – nell’affermazione del più totale realismo – emette un piccolo peto (lei) e un grosso peto (lui): la differenza del boato, oltre ad essere sinonimo di forza maschile, è anche espressione di una volontà da parte di lui di mettere lei a totale suo agio. Mah, sarà!
Ho portato come esempio di “trash” anche uno spot pubblicitario, perché la TV è formata anche da questo, anzi in alcuni casi è più condizionante con i commercial che con i programmi: essi infatti possono diventare “modi di dire” o “modi di atteggiarsi” come e forse più delle normali trasmissioni.
Alla base di tutto questo scadimento – non culturale, lasciamo in pace la cultura, solo di buon senso è lecito parlare – sta l’accettazione, l’acquiescenza di tutti noi ad ogni forma di comunicazione che ci viene inviata. Resta da stabilire poi se da tale atteggiamento discende anche una forma di condizionamento, che non è – badate bene – il voler diventare tutti delle “Lecciso” o di aspirare al peto continuato, ma è questa forma di cialtroneria o meglio di ciarpame che ci viene inculcato e che diventa nostra forma mentale e ci accompagna nelle altre nostre scelte, siano esse di carattere politico, sociale e commerciale.
Un amico (non lo conosco, ma se legge i miei scritti è un amico), a commento di un mio post ha accennato al “vuoto silenzioso” della maggior parte delle menti, vuoto che aspetta solo di essere riempito da qualcun altro che sta lì apposta (ben pagato) per farlo.
Questo amico ha capito tutto; non saprei dire meglio.


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