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sabato, ottobre 02, 2004

Torniamo a parlare di pubblicità 

Dopo la sbornia degli ostaggi, dell’Irak, delle Simone e chi più ne ha più ne metta, mi sembra disintossicante tornare a parlare di pubblicità e, in particolare di due spot e di un “evento”, legato ad uno di essi, che ritengo importanti e significativi.
Il primo è il commercial relativo a FIAT-IDEA, con George Clooney come testimonial: avrete visto che il filmato nasce con l’arrivo dell’auto e con la discesa della donna che la guida, la quale non si preoccupa di chiudere lo sportello a chiave; dal fondo della strada arriva un “atletico signore” con tanto di pantaloncini corti (un po’ grassottello, ma forse è invidia la mia!) che sembra intento a fate del footing. Dal tetto dell’auto – in materiale plastico e quindi in grado di far passare la luce – il nostro atleta, che nel frattempo abbiamo riconosciuto essere George Clooney, sbircia l’interno dell’auto e sembra molto interessato a saperne di più.
Decide così di entrare nella macchina in modo da poterla vedere con maggiore tranquillità; nel frattempo la proprietaria dell’auto ritorna e – visto cosa…contiene la macchina – prima la chiude con la sicura e poi ci si siede dentro e parte a buona velocità, ben felice del nuovo “accessorio” rinvenuto nel mezzo. Lo slogan principale dello spot è – dopo aver illustrato le caratteristiche tecniche e finanziarie – “George not included”, alludendo così alla presenza dell’attore che non può essere considerata un normale accessorio.
Ricorderete che la presenza dell’attore americano l’avevamo avuta per alcuni anni negli spot di Martini, in cui il nostro Clooney recitava la parte del “non personaggio principale” della festa, perché questa è riservata a Martini (lo slogan:”no Martini no party”, che supera quindi per importanza la presenza di George.
Fra i due spot c’è molta attinenza anche se, a rigore di logica, sono da considerarsi diversi tra loro; però una certa sinergia esiste, eccome se esiste!
Il secondo spot che intendo trattare è quello di UNIEURO, una catena di Grande Distribuzione nel campo dell’elettronica, presente in tutta Italia e che si avvale di un testimonial molto diverso dagli altri: il poeta, scrittore e sceneggiatore Tonino Guerra, che inneggia all’ottimismo, invitando un fantomatico Gianni ad esserlo, sulla scorta di fatti che gli autori ovviamente strumentalizzano; il chiaro invito all’ottimismo è traducibile in un altrettanto chiaro invito a entrare nel negozio e “spendere” in virtù del sano e reclamizzato ottimismo.
Oltre lo spot, quello che mi ha incuriosito è l’uso che ne viene fatto in una trasmissione di successo in onda su RAI 2 la domenica pomeriggio (Quelli che il calcio), nella quale un noto e bravissimo cabarettista imita Tonino Guerra e recita dei brevi monologhi che immancabilmente si concludono con lo stesso slogan della pubblicità: “Gianni, ma come si fa a non essere ottimisti!!”, frase che magari non c’incastra niente con il resto del discorso, ma tant’è…
Ora mi chiedo e vi chiedo: il nostro servizio pubblico si rende conto che ogni scenetta è una marchetta a beneficio dell’UNIEURO in quanto produce un richiamo “indotto” agli spot originali che pubblicizzano la catena di negozi?
E aggiungo: il raggiungere la forma “indotta” della pubblicità è il sogno di ogni pubblicitario, il segno che il successo della campagna è stato così vasto da diventare un “luogo comune” e quindi può anche diminuire la pianificazione sui mezzi di comunicazione.
Bello, vero? Eppure è proprio così!

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