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domenica, settembre 19, 2004

Zibaldone n.7 

Ho deciso di tornare allo “Zibaldone” poiché gli argomenti che mi hanno colpito in questo fine settimana sono più di uno, anzi sono tre.
Il PRIMO si riferisce ad una notizia in base alla quale una esecuzione mafiosa di un “traditore” della cosca è stata eseguita dal figlio del condannato che si è così macchiato del peccato di parricidio. Potremmo chiederci: va bene, ma il giovane non lo ha fatto spontaneamente, ma è stato costretto dal capo cosca a comportarsi così, pena la perdita anche della propria vita. E invece no! Nel senso che l’omicida non solo non è stato costretto a fare niente ma anzi ha commesso l’omicidio per riparare al tradimento del padre e, così facendo, riacquistare l’onore per la propria famiglia.
Questo, signori miei nel 2004!
Il SECONDO evento che mi ha colpito si riferisce ai continui sbarchi di clandestini, quasi tutti partiti da porti libici; con questo paese sono state fatte più di una trattativa per indurlo a controllare meglio le partenze dalle sue coste e, con una altalena piena di contraddizioni, a volte sembra di avere risolto, la volta dopo siamo daccapo a quindici.
L’ultima battuta delle autorità libiche – già ventilata in passato, ma mai esplicitata con questa chiarezza – è la seguente: poiché noi siamo ancora sottoposti a embargo internazionale, non possiamo dotarci dei mezzi necessari per il controllo delle coste, in special modo di mezzi navali idonei.
Le nostre autorità, anziché infuriarsi per il chiarissimo “ricatto” che veniva fatto ai paesi occidentali, si sono scagliate contro le nazioni che ancora non hanno tolto questo stramaledetto embargo ed hanno affermato – papale, papale – che lo avremmo tolto noi unilateralmente, pur di fare felice i libici.
Se questo non è cedere alla prepotenza, non saprei come altro definirlo!
Un altro fatto ha destato il mio interesse – e siamo a TRE – e cioè la felice conclusione della vicenda Alitalia, durante la quale si è assistito ad una riduzione dei privilegi che i nostri piloti ed assistenti di volo avevano nei confronti degli analoghi colleghi tedeschi; in pratica si è ottenuto che questi signori lavorassero “quasi” come i tedeschi (dico quasi perché non li abbiamo ancora raggiunti completamente ma solo avvicinati). Inoltre, riguardo al cosiddetto personale di terra – che vantava esuberi mostruosi – si è ottenuto di poter collocare fuori ruolo circa l’80% degli esuberi richiesti.
A questo punto interviene lo Stato con gli “ammortizzatori sociali” e completa l’opera. Ora mi pongo due questioni: la prima – oltre ai complimenti al “tagliatore di teste” Cimoli” – riguarda la disponibilità alla trattativa di maestranze e sindacati, discendente direttamente dalla consapevolezza che “o si fa così o si chiude”; la seconda concerne gli ammortizzatori sociali e una mia pur breve e forse demagogica considerazione: quando uno o più negozi licenzia le maestranze (cinque o sei persone) perché un Iper Mercato ha drenato tutta la clientela della zona, non c’è nessun sindacalista e nessun politico che si interessa della questione e, soprattutto, non viene innescato nessun meccanismo che tenda a recuperare il lavoratore; tutti sono solidali, ma se ne fregano, tutti stigmatizzano quanto accaduto, ma se ne fregano. Questa è la politica sociale!


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